Che cos’è la spondilolistesi

Per spondilolistesi si intende una condizione patologica caratterizzata dal disallineamento di 2 o più corpi vertebrali rispetto al loro normale ordinamento lungo il piano sagittale (verticale). In parole semplici consiste in uno scivolamento in avanti (anterolistesi) o in dietro (retrolistesi) di uno o più corpi vertebrali rispetto a quelli adiacenti.

È una condizione che si può verificare in occasioni di traumi, malformazioni congenite o, molto più frequentemente, per eventi degenerativi dovuti all’invecchiamento degli elementi costitutivi delle vertebre, quali i dischi intervertebrali, le faccette articolari ed i legamenti.

La forma degenerativa si riscontra più frequentemente sopra i 60 anni di età, ma è possibile svilupparla anche nelle decadi precedenti. La sua incidenza globale si aggira intorno al 5% della popolazione adulta. Nella pratica clinica è uso dividere le spondilolistesi in 4 gradi in base all’entità dello scivolamento della vertebra, ossia se questo è un quarto, metà, tre quarti, o tutta la lunghezza del corpo vertebrale adiacente.

Spondilolistesi lombare
Immagine TC lombosacrale che mostra una spondilolistesi di primo grado fra la quarta e la quinta vertebra lombare

Sintomi della spondilolistesi

La sintomatologia associata a questa condizione è estremamente varia, essendo spesso anche asintomatica. Quando si manifesta, è di solito associata ad un meccanismo di ipermobilità del segmento vertebrale, ovvero durante i movimenti di flessione e estensione della colonna vertebrale si verificano dei piccoli spostamenti delle vertebre coinvolte. Questo fenomeno causa prevalentemente dolore lombare, che è il sintomo principale, tipicamente aggravato dall’attività fisica e sportiva e dal passaggio dalla posizione seduta a quella eretta, mentre si attenua, almeno in parte, col riposo in posizione orizzontale.

La spondilolistesi è spesso associata al restringimento (stenosi) del canale vertebrale; in questi casi, al dolore lombare, si possono associare sintomi radicolari quali dolori radicolari (sciatalgie o cruralgie), riduzione dell’autonomia della marcia (claudicazio neurogena) e riduzioni della sensibilità tattile (ipoestesie) o sensazioni di scossa e formicolii agli arti (parestesie).

Diagnostica

Come nella maggioranza delle problematiche inerenti alla colonna vertebrale, la parte più importante della diagnosi viene affidata allo studio delle immagini, in particolar modo di risonanza magnetica. L’esame permette la visualizzazione, non solo dello scivolamento vertebrale, ma anche di eventuali ristringimenti del canale o la presenza di concomitanti ernie discali. Altro esame fondamentale è la radiografia della colonna, che, se eseguita anche con sequenze dinamiche (in flesso-estensione ), permette di diagnosticare una sindrome da ipermobilità associata alla listesi. Inoltre è in grado di rilevare quei rari casi di spondilolistesi non visibili all’esame di risonanza, in quanto quest’ultima è eseguita in posizione clinostatica (da sdraiati), diversamente dalla radiografia che viene eseguita in ortostatismo (in piedi). Un’eventuale integrazione con esame TC vertebrale permette la completa visualizzazione del comparto osseo, contribuendo a chiarire la genesi della spondilolistesi e la presenza di eventuali fratture o anomalie ossee congenite. L’elettromiografia, nella fase di studio preoperatoria, riveste un ruolo di verifica di eventuali danni alle radici spinali, causati dalla patologia nel corso del tempo.

Spondilolistesi lombare
Risonanza lombosacrale che mostra la listesi di primo grado fra L4 e L5. Al livello sovrastante (L3-L4) è visibile una stenosi lombare.

Trattamento conservativo della spondilolistesi

La maggior parte delle spondilolistesi può essere trattata conservativamente, soprattutto se non si presentano associate a disturbi delle radici nervose. Il trattamento conservativo consiste nel superare la prima fase di dolore acuto mediante riposo funzionale a letto e l’uso di antinfiammatori e antidolorifici specifici. Inoltre, può essere indicato l’uso di un busto per brevi periodi di tempo. Superata la fase acuta, il risultato ottenuto è consolidato tramite una rieducazione posturale, mediata dalla fisioterapia, e con un rinforzo della muscolatura del tronco, tramite esercizi specifici, particolarmente quelli isometrici dell’addome, che risulta essere una delle muscolature più importanti nel garantire sostegno alla colonna vertebrale.

Trattamento chirurgico

Il trattamento chirurgico viene riservato a quei casi in cui un trattamento conservativo correttamente eseguito dal paziente, e per un tempo ragionevole, non abbia sortito effetti significativi. Inoltre, può essere proposto in prima battuta anche in casi in cui la compressione sul sacco durale e sulle radici spinali è talmente evidente da determinare importanti disturbi neurologici. L’obbiettivo chirurgico consiste primariamente nell’eliminare l’ipermobilità dei segmenti vertebrali coinvolti, mediante una procedura che consenta l’artodesi, ossia la fusione di un elemento vertebrale con quello adiacente. Tale risultato si può ottenere con diverse metodiche che prevedano l’interessamento del disco intervertebrale (ALIF, TLIF, PLIF) o dei soli elementi vertebrali posteriori (con viti e barre in titanio) o di entrambi i distretti (approcci combinati anteriore e posteriore o a 360°). La scelta di quale procedura attuare è ovviamente dettata dall’attento studio della documentazione radiologica e delle caratteristiche individuali del paziente che si ha di fronte. La riduzione della spondilolistesi, ossia il riallineamento delle vertebre fra loro, non sempre è un risultato ottenibile o desiderabile, poiché l’obbiettivo principale di questa chirurgia è l’abolizione dei movimenti anomali fra le vertebre (ipermobilità), che corrisponde alla scomparsa del dolore. Un altro obbiettivo è la decompressione delle strutture nervose coinvolte da un’eventuale stenosi, spesso associata: in questi casi, alla procedura di stabilizzazione vertebrale, viene affiancata anche una decompressione del canale vertebrale o dei forami di coniugazione.

Outcome postoperatorio

Le tecniche di stabilizzazione vertebrali da noi impiegate sono mininvasive, ossia minimizzano le dimensioni dei tagli cutanei e dei tramiti chirurgici, grazie all’uso di particolari tecnologie intraoperatorie come le procedure sotto scopia continua, le procedure neuro-navigate o le procedure robotiche. Tutto ciò permette un minimo danno dei tessuti coinvolti dall’intervento, una netta riduzione del dolore post-operatorio rispetto alle procedure classiche, una più veloce mobilizzazione del paziente (già dal giorno successivo all’intervento) e una precoce dimissione dal reparto (in genere due giorni dopo l’intervento). Il recupero della piena attività lavorativa si ottiene nel corso di una settimana e di quella sportiva nell’arco di tre mesi.

spondilolistesi trattamento
TC post operatoria di una stabilizzazione posteriore con barre e viti in titanio per risolvere chirurgicamente una spondilolistesi lombare.